Quando ci si riferisce ad edifici storici quasi sempre si fa riferimento alla loro pelle, decorata o scolpita, calata nel contesto storico che ne ha dato i natali od alla rifunzionalizzazione degli spazi.
I nuovi richiami, anche a livello europeo, alle istanze di compatibilità ambientale e risparmio energetico stanno rinnovando l’attenzione del mondo scientifico ed industriale all’adeguamento impiantistico degli edifici con uno sguardo che necessariamente non può distaccarsi dalle esigenze di conservazione e tutela dettate dal quadro normativo nazionale.
L’inserimento o l’adeguamento normativo degli impianti nell’edilizia storica è certamente uno degli aspetti che produce un forte impatto sul piano conservativo soprattutto in rapporto al riutilizzo delle preesistenze. Un tale approccio comporta un processo di conoscenze e di valutazioni complesse che partono da una dettagliata analisi dell’esistente sia sul piano funzionale che storico. L’approccio conservativo impone infatti di leggere e mantenere il patrimonio architettonico nel loro assetto storicamente determinato, salvaguardando la stratificazioni dei tutti componenti (compresi gli impianti).
Non va comunque mai dimenticato che un intervento, per quanto mirato e tecnicamente corretto, produce un danno o un mutamento spesso irreversibile all’organismo edilizio. La direzione intrapresa sembra quindi spingersi oltre il concetto di conservazione, che comunque sottintende ad un intervento diretto, in una unica soluzione, sul manufatto, verso l’idea di conservazione programmata, ovvero, ove possibile, la rinuncia al grosso cantiere in favore di una cura ad attenzione continua al costruito, in un circolo virtuoso che si chiude su se stesso e sui presupposti ruskiniani che lo hanno creato. Questo significa programmare la futura vita manutentiva di un manufatto in modo che si scongiuri il ricrearsi delle condizioni per nuovi, importanti, interventi di restauro che ricreino il pericolo, progettuale ed esecutivo, di vedere il bene trasformarsi nella sua rappresentazione stereotipata (modello stilistico) o in un “altro” speculativo.